Storia

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Pur essendo un rilievo dalla quota decisamente modesta, oggi valicabile in pochi minuti, il Monte Ceneri ha sempre costituito nel passato una formidabile barriera non solo per i collegamenti viari ma anche per le relazioni tra i diversi territori del Cantone Ticino. La nota suddivisione tra Sottoceneri e Sopraceneri, geologicamente sottolineata dal Piano di Magadino lungo il quale corre, da est a ovest, il solco della Faglia Insubrica, punto di incontro tra la placca africana e quella europea, non definisce solamente una ripartizione geografica delle terre che stanno a sud o a nord di questo colle, ma contraddistingue anche le radicali diversità di vita e di costumi che intercorrevano tra gli abitanti di queste due regioni: una profonda cesura che ha interessato gli aspetti economici, ambientali, sociali. Eppure, come testimoniano i ritrovamenti archeologici, un saldo rapporto tra la piana del Vedeggio e quella di Magadino esisteva sin dalla preistoria. Non è da escludere, inoltre, che già in epoca romana sia stata realizzata lungo quest’asse una via di collegamento di una certa importanza. Il toponimo Taverne, di chiara derivazione latina, suggerisce l’antica esistenza di luoghi di sosta e di deposito delle merci, funzione che questa località svolse per secoli. A partire dall’età longobarda, grazie ad una più solida organizzazione del territorio, il collegamento nord-sud assunse anche un grande valore strategico-militare, come testimoniato dalla densissima presenza di strutture fortificate (spesso ricordate solamente dai toponimi) disseminate sui promontori sia sul versante destro che sinistro della valle. La vocazione militare di questa strada è ribadita ancora nel XVIII secolo, con il passaggio delle truppe austro-russe del generale Souwaroff, ma anche dal rigido blocco imposto dagli austriaci al ponte della Tresa verso la metà del XIX secolo.

Per quanto riguarda gli aspetti commerciali, sin dal medioevo il porto di Magadino rappresentò per il Ticino il più importante nodo di traffico mercantile verso sud. Giunte dalle vie del Montecenerino e di Bellinzona, le mercanzie venivano qui stoccate e quindi trasportate con barconi sulle acque del Verbano: per l’epoca la via più sicura ed economica. Il volume di merci che passava per il dazio di Ponte Tresa era certamente inferiore rispetto a quella per Magadino, ma era comunque rilevante. Da Ponte Tresa transitavano soprattutto il bestiame proveniente d’oltralpe e diretto ai mercati lombardi, i singoli viaggiatori o i pellegrini. Spesso queste due vie venivano contemporaneamente usate per il medesimo trasporto: commercianti con grossi carichi preferivano imbarcare a Magadino le merci dirette a Milano, affidandole a spedizionieri, e proseguire il viaggio via terra attraverso il Montecenerino e Ponte Tresa.

Questo stringatissimo quadro storico permette di intuire l’importanza internazionale, ma nel medesimo tempo anche l’interesse locale, che per secoli ha rivestito la via lungo il Vedeggio. Con la creazione di più rapide e moderne strade, l’asse viario è stato spostato in gran parte al di fuori degli abitati e verso il piano, decretando la completa perdita d’importanza della via storica. Tale processo, che da una parte ha avuto quale esito negativo un progressivo ed esponenziale incremento del traffico, ha però in gran parte risparmiato dalla distruzione consistenti tratti delle antiche vie ed evitato lo stravolgimento della struttura tradizionale dei nuclei: aspetto, questo, che costituisce un’importante base sulla quale poggiare un progetto di rivalutazione del territorio. La necessità di creare un collegamento d’ampio respiro, o una serie di micro-collegamenti locali, sui quali strutturare una rete di relazioni sostenibili che si proponga quale alternativa ad una situazione divenuta ormai difficile da sostenere, potrebbe essere abbinata al recupero e alla valorizzazione degli elementi storicoculturali: unire la funzionalità alla ricreatività rivalutando la tradizione. Questa frase potrebbe costituire il filo conduttore per il recupero del tessuto di un territorio oggi relegato ad un ruolo marginale ma che potrebbe divenire fondamentale quale ossatura di un progetto che contempli la realizzazione pianificata di aree e corridoi di transito costruiti intorno ad un più equilibrato rapporto uomo-territorio. L’idea di recuperare un asse storico ormai desueto, ma estremamente evocativo e ricco di richiami e presenze poco valorizzate ma di grande qualità storica e artistica, potrebbe rispondere a diverse esigenze:

  • Turistiche: promuovendo un collegamento pedestre o ciclabile, propagandabile non solo a livello svizzero quale proposta d’escursionismo culturale
  • Naturalistiche: in quanto si metterebbero in relazione i bacini del Verbano e del Ceresio dal grande valore paesaggistico e ambientale
  • Culturali: valorizzando le numerose testimonianze ancora presenti sul territorio
  • Ricreative: consentendo agli abitanti della regione di spendere il proprio tempo libero in modo organizzato, tranquillo e sicuro non lontano dalle proprie dimore
  • e infine, nel caos assordante e irrespirabile del traffico, di creare uno o più corridoi alternativi per lo svolgimento delle diverse attività legate al quotidiano.

La realizzazione di questa ipotesi di progetto non partirebbe da zero, ma avrebbe una valida base costituita da quanto è già stato fatto nel territorio dei comuni di Manno, Bioggio e Agno con il programma di Agenda 21. Si tratterebbe, nella sostanza, di applicare la medesima filosofia all’intera tratta che dal porto di Magadino giunge sino al confine di stato di Ponte Tresa, completandola con una struttura più articolata e di più ampio respiro. Esistono già un preciso concetto, una linea grafica, dei tipi di supporto distribuiti sul territorio (totem) ben studiati ed esteticamente accattivanti, che costituiscono un solido punto di partenza. Andrebbero coinvolti, come detto, tutti i comuni toccati dall’asse storico (oltre ai tre già citati, quelli di Magadino, Rivera, Bironico, Mezzovico-Vira, Sigirino, Torricella- Taverne, Bedano, Magliaso, Caslano, Ponte Tresa) ed andrebbe studiato un piano tematico e distributivo dei totem (per la qual cosa vengono abbozzate di seguito alcune proposte).

In conclusione, qusta sarebbe un’ottima occasione per conferire valore agli elementi qualificanti di un territorio che sta divenendo sempre più un mero corridoio di transito e per ridare vita ad un asse storico caduto nell’oblio e poco considerato riconsegnandolo alle comunità che da sempre ne hanno fatto uso, in una veste diversa, adattata ai tempi e qualificante.

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